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	<title>Commenti a: La vertigine e l&#8217;incanto</title>
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	<description>Associazione di Cinema e Cultura - Bologna</description>
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		<title>Di: ag</title>
		<link>http://www.exzema.org/la-vertigine-e-lincanto/comment-page-1/#comment-2</link>
		<dc:creator>ag</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Feb 2008 22:42:04 +0000</pubDate>
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		<description>Il percorso di Talon è sintetico e chiaro, cinicamente preciso, come un bisturi nelle mani giuste va al cuore della questione moderna: dimostrare l&#039;esistenza (o meno) dell&#039;uomo. 

Talon decide che l&#039;uomo non esiste, il corpo è ormai un simulacro, la madre primordiale, la grande madre dei tempi pre-cristiani non ha più gli abbondanti seni, le fonti del primo eccitamento infantile sono diseccate, il bacino largo, sformato e debordante che raccontava di una fecondità terrosa e grassa, nelle opere di Talon sono tramutate in linee precise, fredde, asratte che, nonostante l&#039;ampiezza, ammiccano solo al &quot;donnone&quot; di felliniana memoria, ma ormai senza sangue, senza vita. 

E&#039; esplicito, come si diceva, Talon, ciò che cerca è l&#039;anima, il sacro e impersonale luogo dell&#039;anima, irraggiungibile intoccabile. il destino nefasto e senza più speranza dell&#039;uomo o donna descritto da Talon, che decreta la non esistenza dell&#039; uomo, del corpo individuale, è confermato beffardamente da quelle quattro piume in croce simulanti  le ali. 

Il folle volo di icaro in cerca di un migliore destino, lontano da questa valle di lacrime, partiva con l&#039;ausilio di robuste e abbondanti ali di cera e solo la vicinanza del sole spegneva  l&#039;illusione.   Quelle quattro piume appiccicate ai simulacri  di Talon ne decretano l&#039;insuccesso alla partenza. 

Ma ormai, probabilmente,  a quegli esseri esangui e senza speranza rimane solo la vaga impressione che prima o poi un vento forte un&#039;uragano li spazzerà via, spazzerà via ciò che rimane dei loro inutili corpi, appesantiti da un&#039;atavico senso di colpa ben descritto in alcune pose pudibonde di figure femminili, oppure disumanizzati nelle pose grecizzanti: richiami espliciti all&#039;esaltazione della perfezione fisica, simboli, non corpi ma ipostasi di essi. 

Non si può che plaudere la nettezza e all&#039;eleganza con cui Talon prende partito per un&#039;opzione che a qualcuno potrebbe ancora incutere una certa apprensione. 

Che l&#039;uomo - mi pare qui in particolare LA donna (che per una volta è in rappresentanza del genere umano) - sia una razza così vecchia da poterne decretare la fine per consunzione  e per mancanza reiterata non ricostituibile non è una vera e propria novità, Talon ha il pregio di dirlo bene e chiaro.    

Mi auguro che non sia solo una mia fantasia che la terra, la materia scelta per queste opere - in fondo poteva anche pensare alla plastica - tenga ancora, come un lapsus,   così graffiata, anche se &quot;ben&quot; graffiata, aperta l&#039;altra  possilbiltà, quella che propende sull&#039;esistenza del successo dell&#039;uomo, non dell&#039;uomo di successo (ma anche a lui i nostri auguri)  ma di quel..&quot;successo&quot; che è l&#039;uomo;  ferito sì, di fatto non come auspicio, ma comunque, da quella terra: Ecce Homo!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il percorso di Talon è sintetico e chiaro, cinicamente preciso, come un bisturi nelle mani giuste va al cuore della questione moderna: dimostrare l&#8217;esistenza (o meno) dell&#8217;uomo. </p>
<p>Talon decide che l&#8217;uomo non esiste, il corpo è ormai un simulacro, la madre primordiale, la grande madre dei tempi pre-cristiani non ha più gli abbondanti seni, le fonti del primo eccitamento infantile sono diseccate, il bacino largo, sformato e debordante che raccontava di una fecondità terrosa e grassa, nelle opere di Talon sono tramutate in linee precise, fredde, asratte che, nonostante l&#8217;ampiezza, ammiccano solo al &#8220;donnone&#8221; di felliniana memoria, ma ormai senza sangue, senza vita. </p>
<p>E&#8217; esplicito, come si diceva, Talon, ciò che cerca è l&#8217;anima, il sacro e impersonale luogo dell&#8217;anima, irraggiungibile intoccabile. il destino nefasto e senza più speranza dell&#8217;uomo o donna descritto da Talon, che decreta la non esistenza dell&#8217; uomo, del corpo individuale, è confermato beffardamente da quelle quattro piume in croce simulanti  le ali. </p>
<p>Il folle volo di icaro in cerca di un migliore destino, lontano da questa valle di lacrime, partiva con l&#8217;ausilio di robuste e abbondanti ali di cera e solo la vicinanza del sole spegneva  l&#8217;illusione.   Quelle quattro piume appiccicate ai simulacri  di Talon ne decretano l&#8217;insuccesso alla partenza. </p>
<p>Ma ormai, probabilmente,  a quegli esseri esangui e senza speranza rimane solo la vaga impressione che prima o poi un vento forte un&#8217;uragano li spazzerà via, spazzerà via ciò che rimane dei loro inutili corpi, appesantiti da un&#8217;atavico senso di colpa ben descritto in alcune pose pudibonde di figure femminili, oppure disumanizzati nelle pose grecizzanti: richiami espliciti all&#8217;esaltazione della perfezione fisica, simboli, non corpi ma ipostasi di essi. </p>
<p>Non si può che plaudere la nettezza e all&#8217;eleganza con cui Talon prende partito per un&#8217;opzione che a qualcuno potrebbe ancora incutere una certa apprensione. </p>
<p>Che l&#8217;uomo &#8211; mi pare qui in particolare LA donna (che per una volta è in rappresentanza del genere umano) &#8211; sia una razza così vecchia da poterne decretare la fine per consunzione  e per mancanza reiterata non ricostituibile non è una vera e propria novità, Talon ha il pregio di dirlo bene e chiaro.    </p>
<p>Mi auguro che non sia solo una mia fantasia che la terra, la materia scelta per queste opere &#8211; in fondo poteva anche pensare alla plastica &#8211; tenga ancora, come un lapsus,   così graffiata, anche se &#8220;ben&#8221; graffiata, aperta l&#8217;altra  possilbiltà, quella che propende sull&#8217;esistenza del successo dell&#8217;uomo, non dell&#8217;uomo di successo (ma anche a lui i nostri auguri)  ma di quel..&#8221;successo&#8221; che è l&#8217;uomo;  ferito sì, di fatto non come auspicio, ma comunque, da quella terra: Ecce Homo!</p>
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